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Collana Nero Inchiostro

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Di colpo 1

Tutto successe di colpo.

Inaspettatamente.

No, anzi, che qualcosa sotto traccia non andasse lo percepivo, ma nulla di reale mi faceva pensare a quello che stava per succedere.

Percepivo un’assenza nella presenza: Emma c’era, ma era anche altrove, già persa.

Pensavo fosse un momento di stanchezza da rispettare, la mia fiducia in lei era senza limiti, totale. Avevamo le stesse idee, lo stesso modo di affrontare la vita e le difficoltà. Oggi mi rendo conto che non era vero che avevamo le stesse idee: io avevo delle idee alle quali lei si adeguava, ma sembravano anche le sue.

Emma è mimetica: passa tre giorni in Toscana e già toscaneggia nella parlata.

A me aveva sempre dato fastidio questo suo aspetto, lo trovavo riduttivo in una relazione matura. A suo tempo mi ero anche ribellato.

C’eravamo conosciuti ai tempi dell’università, più di 15 anni prima: io ero verso la fine, lei era verso l’inizio. Qualche anno di differenza di età spiega questo sfasamento.

Avevamo iniziato a frequentarci andando in biblioteca a studiare: lei mi stava dietro, io ero meno preso perché ancora reduce da una storia importante finita male.

Emma è una bella donna, a parere di tutti e io ero d’accordo, ma non aveva quella grazia che quasi sempre mi conquista in una donna: un modo di porgere, un sorriso con gli occhi, l’incedere lungo la strada, l’uso delle mani. Nella storia precedente mi ero innamorato per come T. prendeva il caffè al bar, per come girava il cucchiaino nella tazzina e poi lo riponeva: sembrava un balletto involontario delle dita.

Emma non aveva nulla di queste particolarità, ma era indubbiamente una bella donna, anche se per me ciò non era affatto sufficiente per sentirmi preso.

Non mi sono mai innamorato di Emma, anche se è la donna che ho amato di più. Questo è un punto molto importante e che pochi capiscono: “I sentimenti vanno e vengono. Il sentimento può essere una meravigliosa scintilla iniziale, ma non è la totalità dell’amore […] È proprio della maturità dell’amore coinvolgere tutte le potenzialità dell’uomo ed includere, per così dire, l’uomo nella sua interezza […] anche la nostra volontà e il nostro intelletto” (Benedetto XVI, Deus caritas est, 2005).

Però ci eravamo fidanzati, anche per debolezza mia: non sono un grande corteggiatore, alla fine è sempre stato più facile alla fine accondiscendere all’interesse altrui piuttosto che insistere sulle preferenze mie.

Eravamo quindi fidanzati da qualche mese e mi rendevo conto del suo appiattirsi totalmente sulle mie aspettative: non avevo una fidanzata con la quale poter dialogare da pari a pari, come mi è sempre piaciuto, con delle idee sue con cui confrontarsi, magari anche scontrarsi, ma una ragazza che non si esprimeva e accettava supinamente tutte le mie iniziative e tutti i miei pareri sul mondo, sulla politica, sulla vita. Onestamente non ne potevo più.

Decisi allora che ci dovevamo lasciare, e la lasciai spiegandole i motivi.

Io non tronco mai i rapporti. Mi sembra di una tale ingenuità assurgere a demiurgo dei rapporti, una sostituzione di Dio. Nel mio vocabolario quindi non esistono frasi del tipo: “ti cancello”, “non ti voglio più vedere” “esci dalla mia vita”, “per me non esisti”, ecc. Sono espressioni che rivelano un certo indice di presunzione: chi siamo noi per poter davvero dire “ti cancello”? Che ne sappiamo noi della vita che abbiamo ancora davanti per sapere come andrà a finire? E se poi quell’amore, quell’amicizia “cancellata” per sempre si ripresenta in un momento drammatico, per esempio durante una guerra o una malattia, cosa facciamo? La ricancelliamo?

Così, anche quella volta, mantenni dei buoni rapporti con Emma e continuammo a frequentarci. Anzi, la familiarità tra noi, ormai libera dagli obblighi dello “stare insieme”, si accrebbe e notai un maggiore smarcamento suo dalla mia personalità che non poteva che farmi piacere. Diventava autonoma, e ciò mi piaceva, anzi, di più: lei mi piaceva davvero per la prima volta.

Ricordo una bella cena in campagna dove lei tenne testa con le sue idee a degli adulti navigati; io intervenivo poco e molto la osservavo compiaciuto. Mi hanno sempre attratto le donne autonome e che sanno gestire la propria presenza in pubblico, anche con una certa dose di protagonismo.

Alla fine dopo qualche mese di “amicizia” molto vicina – niente sesso, però – ci rimettemmo insieme: io più convinto, lei più persona.

Il resto del tempo, del lungo tempo insieme, fu quasi sempre un dialogo, o almeno così mi appariva allora. In realtà, come dicevo, oggi capisco che ci deve essere stato un inesorabile ritorno all’adeguamento da parte sua e un adattamento mio ai suoi desideri, tra cui quello di sposarci.

Quell’estate del 2002, invece, c’era qualcosa che non andava, lo sentivo.

Eravamo in montagna, con i bambini piccoli, io con problemi sul lavoro, lei – ora so – con la mente all’amante: che lo fossero già, amanti, o che in quel momento ancora flirtassero solo, ha davvero poca importanza.

Ma fu allora che sentii forte l’esigenza di iniziare a scrivere queste pagine, certo ora molto rimaneggiate, che diedi da leggere anche a lei allo stadio embrionale e ben lontano da immaginare che stavo scrivendo la verità, che non conoscevo, ma intuivo a livello inconscio sotto pelle, anche se non mi permettevo certo di dare credito a un’intuizione del genere.

A Emma avevo consegnato la mia vita, non mi toccava minimamente l’idea che lei potesse distruggerla.

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